BOSCO – Esistono delle realtà sociali che si identificano completamente con il paese in cui operano e ne diventano il segno distintivo. Questo succede per la compagnia dialettale “Strapaes” per Bosco che aspetta ogni anno, ormai da 40 anni, la messa in scena della nuova commedia. E’ tradizione, come per le feste comandate, in una “sinergia” completa. La “Strapaes” è Bosco, e Bosco è la “Strapaes”.
“Siamo nati nella canonica della chiesa affidata in quegli anni a Don Francesco Garbellini – racconta il regista Maurizio Gatti, biografo della compagnia – il gruppo nacque per fare qualcosa in paese e ci coordinò Piero Piva. Cominciammo le prove di “A la bersagliera” nel dicembre dell’84 ed andammo in scena su un palco allestito presso l’asilo parrocchiale dai volontari nel marzo dell’anno successivo per due serate poi la rifacemmo in Piazza Vittorio Veneto d’estate quindi presso il teatro “Il Nuovo”, allora della famiglia Catozzi, su un altro palco sempre allestito dai volontari, e la portammo “in tournée” a Codigoro, Mesola, presso il “Bar Acli” dove avvenne la prima registrazione in VHS (oggi le riprese sono state tutte riversate in dvd, ndr), Monticelli, Ariano Ferrarese e Pontelangorino. Due sere prima del debutto il protagonista Dorino “Daniele” Biolcati cadde da una sedia e si ruppe un braccio allora il suggeritore Alberto Paganini passò due giorni a memorizzare le parti di Daniele ed andammo in scena lo stesso”.
Ed in 40 anni di attività sono rilevanti i numeri della compagnia: 29 commedie e 6 atti unici abbinati a coppie, nell’86 “Urecia par mastell” e “L’unich rimedi”, nel 2015 “In tribunal par zinch pumi marzi” e “Luna ad miel…in cumpagniè” e nel 2017 “Carlo Alberto” ed “Un viulin par na nott d’amor”, per 35 apparizioni totali. Quattro i registi che hanno diretto le rappresentazioni: Piero Piva, Alberto Paganini, Dorino “Daniele” Biolcati e Maurizio Gatti.
“Un testo è stato particolare: nel 2014 allestimmo “Un zal comic a Bosc” in un doppio allestimento ed otto serate: quattro col cast in versione “standard” e quattro in cui il cast era tutto al maschile ma tutti gli attori erano travestiti da donne. Andò benissimo, vincemmo il concorso di teatro ad Ostellato con la versione “al femminile” e gli attori si divertirono molto. Quattordici mesi di prove in sala civica mentre aspettavamo la riapertura del teatro chiuso per ristrutturazione”.
Sono ben 67 gli attori che hanno debuttato con la compagnia. “Un ricordo – aggiunge Gatti – ai compianti Piero Piva, Giulio Menegatti, Giancarlo Buttini, Rosalba Ferrari ed Alberto Buttini che hanno lavorato con noi i vari ruoli, anche tecnici”.
La Strapaes, fondata con atto notarile il 19 settembre del 1997, oggi fa parte del “Gruppo Artistico Culturale”, di cui è presidente dal 2018 Alessandra Roma, nato il 14 marzo del 2003 dalla fusione fra il “Comitato Festeggiamenti” ed appunto la Strapaes” che ha seguito e segue tutte le attività organizzate in teatro. Ed in otto lustri la compagnia ha creato molte “amicizie teatrali”. “Sono nate collaborazioni con le compagnie di Taglio di Po, Bellombra, Mirabello, Mestre e col Teatro Minore di Ferrara. Mediamente nei primi vent’anni in un anno facevamo dalle sette alle undici uscite poi ci siamo esibito solo a Bosco ma lo scorso 7 novembre abbiamo partecipato, con l’ultimo copione “Che bel mastier far al girdinier!”, alla rassegna teatrale di Codigoro al “Teatro Arena”. Adesso stiamo preparando il nuovo copione per il marzo del 2026 col quale concluderemo il 40ennale ma è top secret…Due sere alla settimana per 5 mesi sono impegnative”.
.”Possiamo suddividere la nostra storia in tre parti: nella prima recitavamo solo copioni in dialetto ferrarese, poi siamo passati a copioni più recenti di autori di diverse regioni ed abbiamo recitato in dialetto “boscarolo” dopo “una traduzione” fatta da noi. Nell’ultimo periodo, pur rispettando sempre il dialetto, ci siamo modernizzati proponendo un video, una coreografia o una canzone su una base famosa ma cambiando il testo e cantandolo sempre dal vivo. In questo siamo una compagnia diversa perchè tutti gli anni rappresentiamo un nuovo testo e facciamo un omaggio al nostro pubblico aggiungendo, come detto, un elemento di spettacolo in più che va oltre il copione. Il pubblico ci segue e, con l’aggiornamento delle tematiche, lo abbiamo anche ringiovanito”.
In occasione della “Sagra del radicchio” dello scorso ottobre è stato stampato un libretto su questi “primi 40 anni” della compagnia. “E’ nato da un diario – spiega il regista – che tengo personalmente e che è la storia della “Strapaes” dalla sua nascita”.
E c’è anche uno stemma. “Il pioppo simboleggia il popolo – svela Gatti – la quercia secolare il tempo, le due bandiere, una con le maschere teatrali, ed una il Tricolore con l’Araba Fenice, che è lo stemma del Comune di Mesola, e poi c’è la nostra locandina, il nostro segno distinitivo, la quale si ispira a quello del “Teatro alla Scala” di Milano”.
“Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con tutte le Ammnistrazioni Comunali e siamo “una famiglia” che ha visto i cambiamenti del paese ma – chiosa Gatti – quello che resta immutato è l’affetto del nostro pubblico che percepisce che siamo come loro e che viviamo per loro. E la nostra porta è aperta per tutti”.
Ed allora che anche il sipario si riapra per la prossima, attesa commedia.
Lorenzo Gatti
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